Raúl è uno scrittore di film, è in crisi, ruba le storie e le vite degli altri e delle altre, delle persone che conosce, che un po' si arrabbiano.
un regista o uno sceneggiatore in crisi non è niente di nuovo, ma Pedro Almodóvar dà la sua interpretazione, convincente, non è il suo miglior film, ma un film "minore" di uno bravo è sempre un buon film.
la cosa più bella è che alla fine non si distingue più la realtà dalla finzione.
buona (almodovariana) visione - Ismaele
…il regista, maestro
nel raccontare rapporti irrisolti perché siamo tutti patologicamente irrisolti
– e forse la stessa civiltà umana sta per concludere la sua avventura in
maniera irrisolta (di nuovo La stanza accanto)
– costruisce un magma di situazioni e personaggi irrisolti come la narrazione
stessa. Beau è un personaggio splendido: maschio ma non macho, sexy e
disinibito, è tuttavia delicato e timido. Uomo di tutti i giorni, fa il
pompiere e lo spogliarellista per avere qualche soldo in più e perché lo trova
divertente. Eppure viene abbandonato dalla narrazione. Improvvisamente.
Siamo tutti degli
abbozzi, degli esseri (personaggi) non finiti, non compiuti? Oppure bisogna
lasciare il posto al Beau reale, non idealizzato? Cioè Santi, il fidanzato
discreto di Raúl (il cui nome sembra dire con ironia che bisogna essere santi
per restare accanto ai creatori)? In realtà in questo film molteplice una cosa
non solo non esclude l’altra ma anzi ne ha bisogno, ci si vampirizza
reciprocamente e tutto è transfer: il no gender qui
è anche essere un uomo (gay) che si racconta e confessa per mezzo di una donna.
Donne e uomini che sono tutti sono sull’orlo di una crisi di nervi. O della
depressione.
E tuttavia c’è molta
bellezza, discreta ma evidente, ad avvolgere il film: che si tratti delle
sequenze sulla spiaggia, nelle case – compreso il finale nello studio di Raúl –
è un susseguirsi di geometrie ordinate, ipercolorate ed eleganti messe sullo
sfondo che fanno da contrappunto e antitesi al disordine, al caos totale del
mondo – fiction o realtà quale la differenza ? – come se cercassero di
dargli un po’ di ordine. Illusorio?
In realtà con questo
film possiamo dire più che mai che l’intera cinematografia del maestro spagnolo
ci dice che esistono solo l’amore e le relazioni a esso direttamente connesse.
L’amore è l’unica cosa che conta. Si dirà che non è vero perché nel cinema di
Almodóvar il cinema stesso, e la cinefilia come malattia benefica e mortifera
assieme, contano almeno altrettanto. Ma anche qui si tratta di amore. Quello
per il cinema e, in estensione, per l’arte: tutto è bello, anzi, beau. E quindi tutto è amore e mai come in questo film
Almodóvar ne ha fatto una cosa sola, un’unica sostanza. Anzi, la sostanza.
…Quello di Amarga
Navidad è un racconto corale che si interroga sulla matrice
dell’ispirazione e sul dualismo dei ruoli che interpretiamo tanto nella vita
quanto nella fiction. La scrittura di Raúl, proprio come quella di Almodóvar è
energica e piena di verve, nonostante i protagonisti debbano lottare quasi
costantemente con lutto e problemi psicologici. Tutto si intreccia e i volti
sembrano quasi confondersi, ma è estremamente interessante seguire il processo
creativo dello sceneggiatore, i tagli-cuci, gli errori, i ripensamenti.
Amarga
Navidad inscena il processo creativo all’insegna
dell’autofinzione, con un Almodóvar particolarmente
ispirato e divertito a livello di scrittura. Il viaggio potrebbe essere
tortuoso, a tratti troppo pedissequo nei tentativi di far combaciare ogni
tratto d’esistenza, ma il gioco che ne fuoriesce è altamente intrigante da
seguire.
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