lunedì 5 gennaio 2026

Primavera - Damiano Michieletto

Vivaldi, un povero maestro di musica viene chiamato a dirigere l'orchestra delle orfane dell’Ospedale della Pietà, una mezza prigione, a Venezia, orfane che venivano istruite per essere vendute a un buon prezzo a futuri mariti-padroni.

Cecilia (Tecla Insolia) viene scelta come primo violino da Vivaldi (Michele Riondino), loro amano la musica, ma il Potere li disprezza, se non si sottomettono.

Cecilia raggiungerà la libertà, e non sapremo altro, solo che la libertà ha un profumo bellissimo, ma ha le sue incognite, per una donna sola, sopratutto in quei tempi.

un film che merita per molti motivi, una sceneggiatura che non annoia, ottimi protagonisti e una fotografia memorabile, sopratutto.

buona (musicale) visione - Ismaele

 

 

 

La storia segue la crescita esistenziale di Cecilia, che da orfana passiva si trasforma in un'artista consapevole, affrontando desideri, paure e la necessità di affermarsi. La musica non è solo un'abilità, ma un linguaggio universale che permette a Cecilia di esprimere sé stessa, di connettersi con gli altri (incluso Vivaldi) e di superare le barriere imposte dalla società. L'orfanotrofio e il rapporto con il dominante ma fragile Vivaldi simboleggiano le strutture sociali e i soprusi che limitano le donne, spingendo Cecilia a cercare la propria voce. Il film esplora il rapporto ambivalente tra maestro e allieva, dove entrambi si trovano in momenti di bisogno: Vivaldi cerca riconoscimento per il suo genio, mentre Cecilia cerca una via d'uscita e di realizzazione…

da qui

 

…dopo anni di sana gavetta possiamo ufficialmente dire che il 2025 è stato l’anno della consacrazione di Ludovica Rampoldi.

E non solo perché, dopo tante sceneggiature ha esordito alla regia con l’interessante Breve Storia d’amore, ma perché ha scritto due dei film italiani più belli proprio per costruzione narrativa e dialoghi pungenti e ben scritti ossia Il Maestro e la rivelazione di queste feste natalizie, Primavera.

Primavera è un film che aveva davanti a sé tante insidie. La prima era quella legata a Damiano Michieletto, un regista più specializzato nella messa in scena di opere liriche e che qui debutta nella finzione pur avendo come protagonista la tanto amata musica. La seconda ancora più importante è quella legata al confronto con un’altra opera prima che avuto un discreto successo e che affrontava tematiche molto simili come il Gloria! di Margherita Vicario.

Partendo dal romanzo Premio Strega di Tiziano Scarpa, Stabat Mater la coppia Michieletto-Rampoldi imbastisce Primavera focalizzandosi sull’opera di Antonio Vivaldi e sul suo rapporto con le orfane dell’Ospedale della Pietà. Ragazze rifiutate con il destino già segnato e marchiate a fuoco fin dalla nascita ma che vengono educate alla bellezza della musica prima di finire in spose a viscidi uomini più maturi di loro che le regaleranno una vita all’apparenza più dignitosa. Praticamente il Patriarcato Veneziano del 1716…

da qui

 

Tutto, in Primavera, è in perfetto equilibrio (con la possibile eccezione di Stefano Accorsi in un incongruo cammeo) nel raccontare una situazione strutturalmente squilibrata, sia dal punto di vista socioeconomico che dal punto di vista musicale, e in entrambi i casi la sperequazione è intenzionale, per mantenere un ordine costituito e per scompigliarlo a dovere. Il Vivaldi di Primavera è ossessivo e rabbioso, ma anche ispirato e autentico, può raccontare l'incanto di un pastore che si addormenta al pascolo come la minaccia di una tempesta in arrivo, è una mina vagante, come devono esserlo gli artisti, un sasso nell'ingranaggio la cui musica "esalta e stordisce, come la vita" chi, come lui e Cecilia, non si accontenta di "campare con la propria reputazione".
Primavera è "una questione di soldi, di musica e di morte" in cui i soldi servono (ma spesso non ci sono), la morte arriva, e la musica "non serve a niente" ma, come dice Vivaldi, "può fare tutto", e tanto basta.

da qui

 

Nessun commento:

Posta un commento