Vivaldi, un povero maestro di musica viene chiamato a dirigere l'orchestra delle orfane dell’Ospedale della Pietà, una mezza prigione, a Venezia, orfane che venivano istruite per essere vendute a un buon prezzo a futuri mariti-padroni.
Cecilia (Tecla Insolia) viene scelta come primo violino da Vivaldi (Michele Riondino), loro amano la musica, ma il Potere li disprezza, se non si sottomettono.
Cecilia raggiungerà la libertà, e non sapremo altro, solo che la libertà ha un profumo bellissimo, ma ha le sue incognite, per una donna sola, sopratutto in quei tempi.
un film che merita per molti motivi, una sceneggiatura che non annoia, ottimi protagonisti e una fotografia memorabile, sopratutto.
buona (musicale) visione - Ismaele
…La storia segue la crescita esistenziale di Cecilia,
che da orfana passiva si trasforma in un'artista consapevole, affrontando
desideri, paure e la necessità di affermarsi. La musica non è solo un'abilità,
ma un linguaggio universale che permette a Cecilia di esprimere sé stessa, di
connettersi con gli altri (incluso Vivaldi) e di superare le barriere imposte
dalla società. L'orfanotrofio e il rapporto con il dominante ma fragile Vivaldi
simboleggiano le strutture sociali e i soprusi che limitano le donne, spingendo
Cecilia a cercare la propria voce. Il film esplora il rapporto ambivalente tra
maestro e allieva, dove entrambi si trovano in momenti di bisogno: Vivaldi
cerca riconoscimento per il suo genio, mentre Cecilia cerca una via d'uscita e
di realizzazione…
…dopo anni di sana gavetta possiamo ufficialmente dire che il 2025 è
stato l’anno della consacrazione di Ludovica Rampoldi.
E non solo perché, dopo tante sceneggiature ha esordito alla
regia con l’interessante Breve Storia d’amore, ma perché ha scritto due dei
film italiani più belli proprio per costruzione narrativa e dialoghi pungenti e
ben scritti ossia Il Maestro e la rivelazione di queste feste
natalizie, Primavera.
Primavera è un film che aveva davanti a sé tante
insidie. La prima era quella legata a Damiano Michieletto, un regista più
specializzato nella messa in scena di opere liriche e che qui debutta nella
finzione pur avendo come protagonista la tanto amata musica. La seconda ancora
più importante è quella legata al confronto con un’altra opera prima che avuto
un discreto successo e che affrontava tematiche molto simili come il Gloria! di
Margherita Vicario.
Partendo dal romanzo Premio Strega di Tiziano Scarpa, Stabat Mater la
coppia Michieletto-Rampoldi imbastisce Primavera focalizzandosi sull’opera di Antonio
Vivaldi e sul suo rapporto con le orfane dell’Ospedale della Pietà. Ragazze
rifiutate con il destino già segnato e marchiate a fuoco fin dalla nascita ma
che vengono educate alla bellezza della musica prima di finire in spose a
viscidi uomini più maturi di loro che le regaleranno una vita all’apparenza più
dignitosa. Praticamente il Patriarcato Veneziano del 1716…
…Tutto, in Primavera, è in perfetto equilibrio (con la possibile eccezione di
Stefano Accorsi in un incongruo cammeo) nel raccontare una situazione
strutturalmente squilibrata, sia dal punto di vista socioeconomico che dal
punto di vista musicale, e in entrambi i casi la sperequazione è intenzionale,
per mantenere un ordine costituito e per scompigliarlo a dovere. Il Vivaldi di Primavera è ossessivo e rabbioso, ma anche ispirato e autentico,
può raccontare l'incanto di un pastore che si addormenta al pascolo come la
minaccia di una tempesta in arrivo, è una mina vagante, come devono esserlo gli
artisti, un sasso nell'ingranaggio la cui musica "esalta e stordisce, come
la vita" chi, come lui e Cecilia, non si accontenta di "campare con
la propria reputazione".
Primavera è "una questione di soldi, di musica e di
morte" in cui i soldi servono (ma spesso non ci sono), la morte arriva, e
la musica "non serve a niente" ma, come dice Vivaldi, "può fare
tutto", e tanto basta.
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